AIEA:” SIAMO PROFONDAMENTE PREOCCUPATI PER I POSSIBILI FINI MILITARI DEL PROGRAMMA ATOMICO IRANIANO”

Pubblicato: settembre 6, 2011 in Iran Diplomazia, Iran militare, Iran Nucleare, Iran politica, Iran terrorismo
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Il 2 settembre scorso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha rilasciato un nuovo, preoccupante, report sul programma nucleare della Repubblica Islamica dell’Iran. Nonostante la visita di un team di ispettori dell’AIEA in Iran e nonostante le solite rassicurazioni del regime, quanto emerge dal nuovo documento rilasciato dall’Agenzia deve far davvero riflettere sul rischio che sta correndo la regione asiatica e il Medioriente in particolare.

Andiamo, però, a vedere nel concreto quanto scritto nel report dell’AIEA. In primis è chiaramente ribadito che, nonostante le rassicurazioni, l’”Iran non ha ancora sospeso l’attività di arricchimento dell’uranio” come richiesto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo questo, il documento prosegue entrando nello specifico dell’arricchimento nei vari impianti presenti in Iran.

Nel sito di Natanz, il Fuel Enrichment Plant (FEP), la percentuale di uranio arricchito al 3,5%  ha raggiunto i 4543 kg, un quantitativo sufficiente a produrre ben quattro bombe atomiche. Inoltre, sempre a Natanz, il regime ha cominciato l’installazione di nuove centrifughe del tipo IR-2 e IR-4, tre volte più veloci delle precedenti centrifughe del tipo IR-1. Il quantitativo di uranio arricchito invece al 19,75% ha raggiunto invece i 70,8 kg.  Nel sito di Qom invece, il cosiddetto Fordow Fuel Enrichment Plant (FFEP), l’Iran ha cominciato il trasferimento il in un bunker sotterraneo delle centrifughe IR-1 per l’arricchimento dell’uranio al 20%. Una scelta che il regime ha giustificato con fini legati alla sicurezza ma che, chiaramente, indica la presenza di un secondo fine (militare) del programma nucleare.

Alla fine del rapporto, l’Agenzia guidata da Amano ha espresso chiaramente la sua preoccupazione per i probabili fini militari del programma nucleare iraniano. Come evidenziato da esperti internazionali, infatti, la giustificazione dei “fini medici” per l’arricchimento dell’uranio al 20% fornita dal regime, non regge in alcun modo. Un arricchimento simile, purtroppo, può essere solamente legato a scopi legati alla costruzione di un ordigno atomico.

Le confermano arrivano anche dal parallelo programma missilistico che il regime iraniano sta portando avanti. Solo in questi giorni, infatti, il regime ha rivelato l’esistenza di un altro missile a medio raggio, denominato Shalamche, che minaccia direttamente tutta la regione del Golfo Persico.

Nonostante le pressioni internazionali, il regime continua a fare la voce grossa, forte del sostegno di Paesi come Cina e Russia (anche se è di questi giorni la notizia che la stessa Cina sarebbe molto preoccupata per le scelte dell’Iran). Il capo dell’Agenzia Atomica iraniana Freidoon Abbasi-Davani, da parte sua, ha rincarato la dose dichiarando all’Agenzia di stampa Fars che il suo Paese “non accetterà di impegnarsi oltre nella cooperazione con l’Agenzia Atomica Internazionale”.

Così, mentre la centrale di Bushehr è stata collegata alla rete elettrica nazionale nonostante le proteste internazionali, il regime sente sempre di più indebolirsi le pressioni intorno a lui. Una grande esercitazione aerea partirà nei prossimi giorni e vedrà impegnata, praticamente, tutta l’aviazione del Paese. Se questo è il concetto di “collaborazione” che ha il regime iraniano, non è possibile non essere preoccupati per quanto ci aspetta nel prossimo futuro.

 

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