L’INTERVISTA DI ABBASI-DAVANI ALL’IRNA: UNA CONFERMA DEGLI OBIETTIVI MILITARI DEL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO

Pubblicato: settembre 1, 2011 in Iran armamenti clandestini, Iran Diplomazia, Iran Nucleare, Iran terrorismo
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Il 30 agosto scorso, il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana (AEOI) Fereydoun Abbasi-Davani, ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa iraniana IRNA (Islamic Republic News Agency). In questa intervista, rilasciata dal suo ufficio in forma esclusiva, il capo dell’AEOI, pur reiterando la storia della volontà dell’Iran di conformarsi alle normative internazionali in merito al programma nucleare, ha chiaramente detto che il suo Paese non intende abbandonare l’arricchimento dell’uranio e non ha intenzione di ritornare ad un tavolo negoziale che preveda lo scambio di combustibile.

Secondo quanto riportato dall’IRNA, quotato in seguito dall’Agence France Press (AFP), Abbasi-Davani ha dichiarato che lo spostamento delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio al 20% dal sito di Natanz a quello sotterraneo di Qom, è derivato dal fatto che “il sito di Natanz non garantiva le opportune misure di sicurezza”. Con soddisfazione, quindi, Abbasi-Davani ha evidenziato come la quantità di uranio arricchito al 20% sinora in possesso dell’Iran, è maggiore di quello necessario per il reattore nucleare di Teheran (Teheran Research Reactor). Il Capo dell’AEOI ha giustificato questo eccesso in considerazione di “possibili danneggiamenti all’impianto per l’arricchimento dell’uranio”. Un’affermazione che evidenzia la presa in considerazione delle autorità del regime di possibili problemi tecnici nel processo di arricchimento o di eventuali attacchi alla centrale.

Secondo quanto evidenziato dall’ISIS (Institute for Science and International Security), però, l’Iran non ha alcune bisogno di uranio arricchito al 20% per alimentare il reattore nucleare di Teheran a “scopi medici”. Al contrario, un arricchimento del genere, unito alla decisione di portare le centrifughe in un impianto sotterraneo e a un programma di missili balistici di lunga gittata, lascia chiaramente intravedere il vero obiettivo della Repubblica Islamica: costruire una bomba atomica o arrivare, per lo meno, a un livello di know how tale da poter classificare l’Iran tra i Paese virtualmente in possesso della capacità di costruire un ordigno atomico.

Questa strategia nucleare, infatti, rientra pienamente negli obiettivi di pianificazione difensiva che il regime iraniano ha, ormai da tempo, intrapreso. Come evidenziato in un saggio intitolato “The Strategic Culture of the Islamic Republic of Iran”, scritto da Michael Eisenstadt e  recentemente pubblicato dal Middle East Studies al Marine Corps University, uno dei tre obiettivi strategici di Teheran e quello di “trasformare l’Iran in una potenza regionale, capace di influenzare le sorti del Medioriente e non solo”. In tal senso, quindi, l’Iran sta cercando di costruire una forza militare capace di colpire l’area del Golfo Persico (dove transitano le maggiori esportazioni petrolifere della regione), sta direttamente destabilizzando l’area attraverso le comunità sciite o gruppi terroristici come Hezbollah e, per l’appunto, sta portando avanti un programma nucleare e missilistico palesemente a fini militari.

Una scelta politica che, da anni, preoccupa la Comunità Internazionale. Proprio poco dopo le dichiarazioni di Abbasi-Davani e l’annuncio da parte dell’Iran di voler approfondire la sua collaborazione con la Corea del Nord, il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha avvertito Teheran che “una minaccia crescente che potrebbe condurre a un attacco preventivo contro i siti iraniani”. Infine, incontrando i diplomatici francesi, Sarkozy ha annunciato l’intenzione di farsi promotore di nuove dure sanzioni contro il regime degli Ayatollah.

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