Archivio per luglio, 2011

In Iran, fatto noto ormai, è in atto una vera e propria lotta di potere tra il Presidente Ahmadinejad e la Guida Suprema Ali Khamenei. Il primo, Ahmadinejad, ha tentato di portare avanti una politica di stampo nazionalista sull’onda della spinta ideologica del suo Capo di Gabinetto e genero Rahim Mashaei. Il tentativo, dopo un iniziale successo, è miseramente fallito e il secondo personaggio, Ali Khamenei, ha risposto duramente a questa iniziativa determinando l’arresto di decine di personalità vicine al Presidente. Per tutti loro le accuse erano duplici: “stregoneria” e “sedizione”.

Lo scontro al vertice, però, è soltanto lo specchio di un progetto più grande, iniziato anni addietro, che vede come protagonista una figura a molti ignota e per certi versi assai oscura: Mojtaba Khamenei, uno dei sei figli dell’attuale Guida Suprema iraniana. E’ lui, infatti, che negli ultimi anni è riuscito a manovrare abilmente le redini del potere iraniano, facendo forza soprattutto sul clero ultraconservatore e sulle milizie paramilitari dei Pasdaran e dei Basiji.

Nel giugno del 2009, alla vigilia delle elezioni presidenziali, Mahdi Karroubi – si ricorderà, uno dei candidati riformisti – scrisse una lettera alla Guida Suprema Ali Khamenei denunciando che il figlio Mojtaba Khamenei stava intervenendo attivamente a supporto di almeno due candidati presidenziali: Mahmoud Ahmadinejad e l’allora sindaco di Teheran Mohammad Bagher Qalibaf. Alla fine, come assodato, la scelta del regime cadde sulla riconferma di Ahmadinejad a Presidente e Mojtaba gestì personalmente la repressione delle manifestazioni di massa compiuto dalle milizie volontarie dei Basij. Per la cronaca, la Guida Suprema Khamenei rigettò le accuse di Karroubi che, come se non bastasse, fu anche costretto per qualche tempo agli arresti domiciliari (oggi Karroubi è considerato praticamente un nemico del regime ed è da tempo completamente isolato. La sua situazione è praticamente ignota).

Come ha raggiunto tutto questo potere Mojtaba Khamenei? In un articolo del 2009 apparso su Tehran Bureau, ad opera di Muhammad Sahimi, vengono diffusi i nomi di tre personaggi chiave che hanno favorito ll’ascesa al potere del figlio dell’attuale Rahbar:

1-      Mojtaba è direttamente legato all’Ayatollah Aziz Khoshvaght, ultraconservatore e Imam della grande moschea a nord di Teheran. A sua volta, l’Ayatollah Khoshvaght è l’ispiratore ideologico di Saeed Emami, uno dei principali responsabili della catena di omicidi (Chain Murders) che dal 1988 al 1998 ha portato alla morte di oltre 80 dissidenti iraniani. Per la cronaca nel 1999 Saeed, allora vice Ministro dell’Intelligence iraniana, è stato successivamente arrestato e torturato. Saaed è quindi deceduto in carcere, ma il regime ha descritto la sua morte come un “atto di suicidio…”;

2-      Il secondo link che ha portato all’ascesa di Mojtaba è quello con il Generale Sayyed Mohammad Hejazi, ex comandante dei Basij e noto per le sue tesi estremiste. E’ lui che ha attivamente influenzato il Rahbar nella scelta di reprimere le manifestazioni degli studenti iraniani;

3-      Il terzo e ultimo importante sponsor di Mojtaba è Hassan Taeb, ex capo della milizia Basij e attuale comandante del servizio d’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran).

All’origine di tutto questo, però, c’è un’altra figura di rilievo: l’ultraradicale Ayatollah Mohammad Taghi Mesbah Yazdi, attuale membro dell’Assemblea degli Esperti e rappresentante per eccellenza della visione più autoritaria della velayat e-faqih. Per capire di chi stiamo parlando, basti solo sapere che Yazdi è stato il nemico per eccellenza di Ali Shariati, sociologo iraniano, protagonista della rivoluzione khomenista, successivamente arrestato e torturato per le sue idee riformiste. Shariati morirà in esilio in Gran Bretagna nel 1975, solo tre settimane dopo essere stato rilasciato dalla prigione in Iran. Sempre per farsi una idea, si tenga anche conto che Yazdi era considerato così eccessivamente estremo che lo stesso Grande Ayatollah Khomeini decise di bandire l’organizzazione clericale di cui Yazdi era membro (la Hojjatiyeh Society, fondata nel 1953).

Le cose sono cambiate con l’assunzione del potere da parte di Ali Khamenei e con la svolta conservatrice della nuova Guida Suprema. Da pericolo estremista, Yazdi si è così trasformato in uno dei vati. Quando, nel 1999, Mojataba Khamenei è stato mandato dal padre a compiere i suoi studi per diventare un clerico nella città santa di Qom, l’Ayatollah Yazdi è stato proprio uno dei suoi maestri principali

E’ in questo modo, quindi, che Mojtaba ha costruito la sua rete di potere. Egli si è offerto come nodo di congiunzione tra il clero ultraconservatore e le milizie paramilitari, entrambi uniti dalla voglia di sconfiggere l’ondata riformatrice che stava attraversando l’Iran negli anni della Presidenza Khatami. L’ascesa (e poi la riconferma) di Ahmadinejad, perciò, vanno proprio letti in questo senso. Durante questo percorso, però, evidentemente qualcosa non ha funzionato secondo i piani.

Il pupazzo Ahmadinejad, infatti, ha tentato di imporre una linea nazionalista al suo Paese e di mettere le mani sulla nomina della futura Guida Suprema. La reazione del sistema tradizionalista non si è fatta attendere e oggi si parla proprio di Mojataba come prossimo erede alla carica di Rahbar. Le difficoltà non sono poche, prima fra tutte il fatto che, nonostante la decisione di Yazdi di elevare Mojataba al rango di Mojtahed, questo sembra poter non bastare per far ottenere allo stesso Mojtaba le credenziali per divenire un Marja’ taghlid (una fonte di emulazione), passo necessario per essere nominati a Guida Suprema.

Al di là di tutto, però, una cosa è sicura: chiunque sostituirà l’attuale Guida Suprema (che sia una singola persona o un Collegio), dovrà avere la benedizione di Mojtaba Khamenei e della sua cerchia di potere composta da fanatici religiosi e da miliziani armati che giocano pericolosamente a costruire la bomba atomica…

Il 15 luglio scorso la Reuters ha riportato la notizia che l’Iran sta lavorando all’installazione di nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Queste centrifughe, secondo quanto annunciato dal Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparst, “sono di migliore qualità e più veloci rispetto alle precedenti”. Le dichiarazioni di Ramin Mehmanparast fanno seguito a quelle del capo dell’Agenzia Atomica iraniana Fereydoun Abbasi Davani che, pochi giorni addietro, ha annunciato l’intenzione dell’Iran di triplicare la capacità della Repubblica Islamica di produrre uranio arricchito e la volontà di trasferire le centrifughe per l’arricchimento in un bunker nell’impianto di Qom (anche noto come Fordow Fuel Enrichment Plant-FFEP).

Le nuove centrifughe che l’Iran sta installando sono del tipo IR-2 e IR-4. Per precisione, sinora la Repubblica Islamica ha installato 164 centrifughe di modello avanzato in una Cascata presso il Pilot Fuel Enrichment Facility (PFEF) di Natanz. Il sito di Natanz, come noto, è diviso in due aree: una sala, il Fuel Enrichment Plant (FEP) adibita all’arricchimento dell’uranio al 3,5% e composta da 8 unità da 18 Cascate ognuna, capace di ospitare in totale almeno 8000 centrifughe (sinora sono in funzione circa 6000 centrifughe del tipo IR-1). Un’altra sala, il Pilot Enrichment Facility(PFEF), è invece dedicata all’arricchimento dell’uranio al 20%  e alla R&D (Ricerca e Sviluppo). La sala è predisposta per poter ospitare sei Cascate e sinora ne erano state installate due (la numero 1 e la numero 6), interconnesse tra loro e capaci di ospitare 164 centrifughe per Cascata. E’ proprio nel PFEF, come suddetto, che il regime iraniano sta installando, nelle Cascate 4 e 5, le nuove centrifughe IR-2 e IR-4 (il regime ha annunciato che, nei prossimi mesi, le installerà anche nell’impianto di Qom).

Sino a oggi, secondo quanto denunciato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’Iran ha accumulato 4105 Kg di Uf6 arricchito al 3,5%, mentre attraverso il PFEF (da febbraio 2010) Teheran è riuscito ad ottenere 56,7 Kg di Uf6 arricchito al 20%. La decisione dell’Iran di arricchire l’Uf6 al 20% ha allarmato enormemente la Comunità Internazionale: l’Iran, infatti, ha sempre definito il suo programma atomico “orientato a fini civili”. Un arricchimento al 20%, però, supera notevolmente le necessità di un programma nucleare non bellico e lascia trasparire chiaramente le reali intenzioni del regime iraniano.

Va ricordato che, per produrre una bomba nucleare, l’Uf6 deve essere arricchito al 90%. Lo sforzo principale, però, è tutto contenuto nella parte iniziale dell’arricchimento dell’UF6, ovvero nel passaggio dall’arricchimento al 3,5% a quello 20%. E’ qui, infatti, che vengono sviluppate tutte le tecnologie necessarie per ottenere la percentuale di arricchimento dell’uranio al fine di costruire un ordigno atomico. Passare dal 20% al 90% di arricchimento dell’Uf6, quindi, è decisamente più facile e veloce dello stadio iniziale.

Secondo quanto calcolato dall’ISIS (Institute for Scienze and International Security) le nuove centrifughe permetteranno all’Iran di triplicare la velocità di arricchimento dell’uranio dal 3,5% al 20%. In questo modo, Teheran riuscirà ad accumulare i kg di uranio arricchito al 20% necessari a costruire un ordigno atomico in un terzo del tempo attuale. Come detto, sinora l’Iran possiede già 56,7 Kg di Uf6 arricchito al 20% e va considerato che, per produrre un ordigno, sono necessari 200 Kg di Uf6 arricchito al 20%. Se, in poco più di un anno, l’Iran è riuscito ad ottenere ¼ dell’Uf6 necessario con centrifughe del tipo IR-1, adesso con i nuovi macchinari il tempo sarà notevolmente dimezzato e Teheran si avvicinerà velocemente al cosiddetto “weapon grade”.

Tutto ciò, ovviamente, senza dimenticare il parallelo programma missilistico che la Repubblica Islamica sta portando avanti con la scusa dell’autodifesa. Un programma concentrato sulla produzione di missili a media gittata capaci, per l’appunto, di trasportare il peso di un ordigno nucleare (si pensi ai recenti testi sullo Shahab-3). Chiaramente, sia il programma nucleare che quello missilistico, contraddicono decisamente le Risoluzioni sanzionatorie delle Nazioni Unite (l’ultima la numero 1929) che chiedono all’Iran di lasciare libero accesso agli ispettori internazionali e di spiegare le sue recenti azioni.

E’ sempre più necessaria un’unione coerente della Comunità Internazionale al fine di isolare il regime iraniano e di colpirlo nei suoi vitali centri economici (soprattutto il settore energetico). Solo una scelta del genere potrà determinare un ripensamento reale all’interno del regime iraniano e potrà prevenire una pericolosa corsa agli armamenti nell’intera regione mediorientale evitando così, un nuovo e terribile conflitto armato.