Archivio per giugno 28, 2011

Come noto, il regime iraniano ha sempre sostenuto che la sua politica estera è pacifica e non aggressiva. Purtroppo, stando ai fatti, la politica nucleare e militare della Repubblica Islamica dell’Iran sta dimostrando l’esatto contrario, rappresentando una minaccia per l’intera regione mediorientale e alterando i delicati equilibri locali. A dimostrazione di quanto suddetto, è bene ricordare le recenti dichiarazioni del Principe saudita Turki al-Faisal, ex ambasciatore dell’Arabia Saudita in Inghilterra e Stati Uniti ed ex capo dei servizi segreti della monarchia del Golfo. L’occasione per esprimere la sua posizione in merito è stata data al Principe Turki durante un incontro a porte chiuse presso la base aerea Molesworth della RAF, poco fuori da Londra. Il Wall Street Journal è riuscito ad avere una copia del discorso del Principe saudita.

Nel testo, secondo quanto riportato dal quotidiano americano, il diplomatico di Riyadh non usa mezze misure: se l’Iran non bloccherà il suo programma nucleare – ha evidenziato Turki – l’Arabia Saudita userà tutti i suoi mezzi economici e politici per frenare le ambizioni della Repubblica degli Ayatollah. Quali misure intenderebbe prendere Riyadh? Innanzitutto le risorse energetiche. Come evidenziato dal Principe Turki al-Faislal, la questione del petrolio è molto delicata per l’Iran. Per questo, contro la volontà di Teheran, l’Arabia Saudita ha recentemente deciso di aumentare di un milione il numero di barili di petrolio estratti al giorno. Su questa strada sono andati anche gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain. Gli Stati Uniti, inoltre, stanno facendo leva sulle monarchie del Golfo Persico per aumentare il numero di barili di greggio esportati verso la Cina, attuale alleato dell’Iran. Lo scopo è chiaro: isolare la Repubblica Islamica dell’Iran a livello internazionale.

Nella parte conclusiva del suo discorso, il Principe Turki al-Faisal ha toccato anche il nodo dell’Iraq. Per l’Arabia Saudita il Premier iracheno al-Maliki è troppo vicino all’Iran e va contrastato in qualsiasi modo. Per questo Riyadh intenderebbe intervenire più efficacemente per proteggere l’autonomia delle comunità etniche irachene, soprattutto quella dei sunniti.

 

E’ iniziata il 27 giugno l’esercitazione militare “Il Grande Profeta-6” della Repubblica Islamica dell’Iran. Secondo quanto dichiarato dal regime di Teheran, l’esercitazione durerà per almeno dieci giorni e vedrà il lancio di diversi missili balistici. Nella prima giornata di esercitazione, infatti, le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato quattordici missili balistici di diverso modello: ad esempio, sono stati lanciati missili Ghard a media gittata (1800 chilometri di gittata) e altri tredici missili a corto raggio, tra cui lo Zelzal (400 chilometri) e lo Shahab 1 e lo Shahab 2 (con una gittata tra i 300 e i 500 chilometri).

Paradossalmente, per gli Ayatollah, l’esercitazione militare è volta a “diffondere un messaggio di pace ai Paesi della regione”. Sarà per questo, allora, che il regime ha deciso di mostrare ieri – per la prima volta – il silos sotterraneo di un missile a lunga gittata che gli esperti ritengono essere lo Shahab 3, vettore a propellente liquido, con una gittata capace di raggiungere i 2000 chilometri. Lo Shahab 3 sarebbe un’evoluzione del missile a lunga gittata nordcoreano No Dong e, se davvero avesse una gittata di 2000 chilometri, rappresenterebbe una minaccia diretta non solo per Israele, ma anche per la Turchia e l’India.

Come se non bastasse, in occasione dell’esercitazione, il Ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahid – ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie ricercato dall’Interpol per l’attentato al centro ebraico di Buenos Aires del 18 luglio del 1994 – ha annunciato che è stato consegnato ai Pasdaran il missile Qiam 1, capace di raggiungere i 1500 chilometri di gittata, testato per la prima volta in Iran nell’agosto scorso.

Concludendo non c’è che dire, come “messaggio di pace” da parte del regime iraniano “ai paesi della regione” non c’è male: a questo punto, è davvero difficile capire come mai i “paesi della regione” non riescano a capire cotanta gentilezza a “mano armata”…