Archivio per giugno 14, 2011

E’ morto di stenti e sofferenze indicibili il giornalista Reza Hoda Saber, prigioniero politico, in sciopero della fame dalla morte – qualche giorno fa – di Haleh Sahabi, figlia dell’oppositore politico Ezotollah Sahabi, deceduta durante il funerale del padre.

Secondo quanto hanno denunciato le organizzazioni dei diritti umani, infatti, Reza Hoda Saber sarebbe morto per negligenza delle guardie carcerarie che, davanti alle sofferenze del giornalista, non si sarebbero immediatamente attivati per trasferirlo in una struttura ospedaliera.

Giornalista di fama, Reza Hoda Saber aveva 52 anni e dal 2000 al 2009 era stato uno dei principali esponenti del giornale “Iran Farda” (successivamente chiuso dalla repressione del regime). Inquisito nel maggio del 2004, Saber era stato condannato a cinque anni di reclusione per attività “contro lo Stato”. Arrestato l’ultima volta nell’agosto del 2010, Reza Hoda Saber era  rinchiuso nel carcere di Evin a Teheran, penitenziario noto per essere uno dei più duri.

Reza Hoda Saber aveva numerosi seguaci e, proprio per il rischio di proteste, i miliziani iraniani hanno ritardato le procedure per l’inizio della cerimonia funebre.  Nemmeno a dirlo, si tratta di una nuova, terribile e drammatica, violazione di ogni forma di diritto umano da parte di un regime repressivo e brutale.

 

 

Analisti del settore della difesa sono riusciti a entrare in possesso di un report riservato, frutto del lavoro di un team di esperti delle Nazioni Unite, che descrive i movimenti finanziari che la Repubblica Islamica dell’Iran sta mettendo in atto per aggirare le sanzioni internazionali e finanziare il programma nucleare. Il report è stato inviato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo il report, Teheran avrebbe elaborato un piano di aggiramento delle sanzioni attraverso l’acquisto di banche estere e per mezzo delle società di cambio valute (money-exchange). Per quanto concerne il cambio di valuta, il regime iraniano trasferisce il denaro per mezzo di banche intermediarie con sede in Turchia e a Dubai. Nella transazione il nome del destinatario finale, ovviamente, non appare. Per quanto concerne l’acquisizione di banche estere l’Iran, dal 2009, ha tentato di comprare almeno una decina di istituti bancari stranieri, specialmente in America Latina.

Inoltre, sempre da quanto si apprende dal report, il regime avrebbe cambiato il nome di settantasei navi cargo di proprietà della compagnia statale iraniana IRISL (76 navi su 123 totali della compagnia). Le settantasei navi, da nomi in persiano, hanno mutato il loro nome in lingua inglese al fine di destare meno sospetto.

Dopo il report delle Nazioni Unite che ha testimoniato i numerosi tentativi dell’Iran di trasferire armi ad Hamas, Hezbollah e Taliban, si tratta di una nuova prova dei loschi traffici del regime degli Ayatollah, questa volta al fine di finanziare il programma nucleare dai chiari fini militari.