Archivio per giugno 10, 2011

Il quotidiano israeliano “Jerusalem Post” ha annunciato di aver ottenuto un report esclusivo, redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, in merito ai tentativi del regime iraniano di trasferire armamenti a Hamas, ad Hezbollah e ai Talebani in Afghanistan.

Il report, secondo quanto è dato sapere, sarebbe stato già presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e descriverebbe almeno dieci tentativi compiuti dell’Iran di rifornire di armamenti i suoi proxi nella regione mediorientale.

Di seguito due esempi concreti che testimoniano quanto suddetto:

–       Recentemente i militari britannici hanno intercettato un’imbarcazione con missili antinave iraniani e razzi 122 mm di fabbricazione iraniana, da destinare ai Taliban afgani;

–       Il 15 marzo la marina israeliana ha intercettato un cargo di nome Victoria, battente bandiera liberiana, era carica di armamenti iraniani destinati a Hamas;

–       Nel marzo scorso, le autorità turche hanno fermato un aereo diretto in Siria, carico di AK-47 e 2000 pezzi da mortaio, probabilmente destinati a Hezbollah. L’inchiesta ha confermato la provenienza iraniana delle armi;

Il report, inoltre, certifica il constante scambio d‘informazioni tra Corea del Nord e Iran, in merito alla tecnologia missilistica. In questo senso, come noto, l’effetto principale di questa “amicizia” sono stati i test compiuti da Teheran con i missili da lunga gittata Shahab 3 e Saiil, nel febbraio scorso.

Ovviamente, tutto ciò non accadrebbe senza un forte apparato finanziario di sostegno a Teheran, un sistema che garantisce al regime il finanziamento e, soprattutto, l’aggiramento delle sanzioni internazionali.

 

Su Iran Daily – quotidiano iraniano in lingua inglese – il 9 giugno scorso è apparso un articolo dal titolo “Il rapporto con Hamas fa crescere la popolarità di Erdogan”. Nell’articolo, l’autore sostiene che il sostegno dato da Erdogan a Hamas e alla causa palestinese (Freedom Flotilla) ha giovato alla popolarità in patria del Primo Ministro turco.

Apparentemente, il pezzo può sembrare un normale articolo della stampa iraniana volto a inneggiare il movimento terrorista palestinese con un contorno, ovvio e costante, di attacchi al “regime sionista”.

Questa volta, però, il pezzo sembra voler dire qualcosa di più e lascia trasparire una velata – ma non troppo nascosta – preoccupazione di Teheran verso le prossime scelte di politica estera di Ankara.

Il 12 giugno prossimo, infatti, gli elettori turchi si recheranno alle urne per il rinnovo del Parlamento (la Grande Assemblea). Favorito è ancora il partito AKP del Primo Ministro Erdogan che, per riguadagnare la maggioranza, ha improntato la campagna elettorale su una forte spinta nazionalista, accantonando temporaneamente il progetto di ingresso nell’Unione Europea.

In questo contesto, perciò, Teheran sembra temere che la Turchia che verrà, possa fare qualche passo indietro rispetto al rapporto con il regime iraniano. Va ricordato, infatti, che negli ultimi anni la politica estera turca è mutata fortemente, passando da un’alleanza strategica con Israele a una serie di crisi diplomatiche con Gerusalemme determinate dalle aperture di Ankara a Hamas, all’Iran e alla Siria.

La “Primavera Araba”, però, potrebbe nuovamente spostare l’asse della politica estera turca. Le rivolte in Siria, l’arrivo di migliaia di profughi in Turchia e le richieste di libertà dei giovani dell’area mediorientale e del Maghreb, potrebbero portare il nuovo Governo turco a “sposare” la causa della democrazia nella regione e ad allentare i rapporti con l’asse iraniano-siriano.

Sebbene il tema della democrazia non sia stato al centro della campagna elettorale di Erdogan, infatti, il principio dei “zero nemici” –  cardine dell’attuale politica estera turca – potrebbe determinare un allontanamento di Ankara da regimi che, nel prossimo futuro, potrebbero rischiare di cadere sotto le proteste popolari. L’obiettivo, tutto legato agli interessi nazionali turchi, sarebbe quello mantenere la Turchia in uno stato di neutralità politica che lascerebbe aperte tutte le porte diplomatiche ad Ankara, anche davanti a mutamenti di regimi improvvisi (senza contare che lo stesso progetto di ingresso nell’UE ne giovebbe). Un ragionamento attualmente focalizzato sulla Siria che, però, un domani potrebbe essere applicato anche l’Iran.

Avere la certezza che la Turchia non si allontani da Hamas rappresenterebbe per l’Iran, quindi, un’indiretta assicurazione di amicizia da parte di Ankara. Se così non fosse, però, dalle parti di Teheran ci si sentirebbe ancora più soli…