Archivio per giugno 6, 2011

L’hanno ammazzata: Haleh Sahabi, figlia del leader dell’opposizione iraniana Ezotollah Sahabi, è stata uccisa dalle forze di sicurezza iraniane durante i funerali del padre.

Partiamo con ordine: il 31 maggio scorso Ezotollah Sahabi, a capo dal 2003 della coalizione di opposizione nazional-religiosa, è venuto a mancare improvvisamente. Il suo funerale, il primo giugno, è diventato quindi l’occasione per una spontanea manifestazione di massa, per protestare contro il regime e le sue continue azioni brutali.

Tra la folla, ovviamente, era presente anche la figlia di Ezotollah, Haleh Sahabi, nota critica degli Ayatollah al potere e importante attivista per i diritti umani per mezzo di una organizzazione non governativa denominata “Mothers of Peace”.

Secondo quanto denunciato dal figlio di Haleh, Yahya Shamekhi, i miliziani iraniani – viste le proteste della folla – avrebbero tentato di bloccare il corteo funebre e di impedire anche ai famigliari di avvicinarsi alla tomba di Ezotollah.

A quel punto, Haleh Sahabi con estremo coraggio, ha deciso di affrontare le forze di sicurezza e di chiedere loro di poter esercitare un suo semplice diritto: accedere alla commemorazione funebre di suo padre. Risultato: i miliziani armati hanno picchiato selvaggiamente Haleh determinatole un attacco di cuore e la morte per arresto cardiaco.

Secondo quanto denunciato dai dottori che hanno esaminato la salma di Haleh, l’attivista iraniana sarebbe morta proprio a causa delle percosse subite. Quindi, si tratta dell’ennesimo omicidio di una oppositrice da parte del regime!!!

Haleh Sahabi aveva 54 anni e, oltre a numerosi sostenitori politici, lascia un marito e tre figli: Yahya, Amene e Asie. Tre figli che, certamente, non dimenticheranno l’esempio della madre e continueranno la sua lotta per la libertà dell’Iran.

 

La scorsa settimana l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA – ha diffuso un nuovo report sull’Iran: come noto, per l’organizzazione presieduta da Yukiya Amano il regime degli Ayatollah ha tutt’altro che risposto alle domande della Comunità internazionale. Al contrario, Teheran ha proseguito verso un costante arricchimento dell’uranio al 20% – arricchimento privo di alcuno scopo civile e  unicamente orientato al “weapon grade” – facendo scrivere agli ispettori internazionali che non è possibile escludere che il programma nucleare iraniano “abbia finalità militari”.

In tal senso, una preoccupante conferma arriva da Gregory S. Jones, uno tra i più importanti ricercatori del think tank americano RAND Corporation (nato alla vigilia della fine della Seconda Guerra Mondiale). Per Jones, infatti, gli Ayatollah stanno proseguendo a passo spedito verso la realizzazione della bomba atomica. In poche parole, se nulla cambiasse, gli Ayatollah potrebbero arrivare ad avere uranio sufficiente per costruire il primo ordigno nucleare entro soli due mesi.

In termini numerici, quindi, Jones evidenzia come l’Iran possegga oggi 38,7% di uranio arricchito al 20% e, in considerazione dei recenti dati rilasciati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, potrebbe riuscire ad ottenere in solo otto settimane i 20 Kg di uranio arricchito al 90% necessari per la costruzione della bomba atomica.

Una conclusione forte ed estremamente preoccupante unita al fatto che, sempre secondo Jones, ormai si tratterebbe di un processo inevitabile. La necessità di rafforzare sempre di più le sanzioni internazionali e di mettere Teheran alle strette (sia politicamente, che economicamente), diventa  quindi un imperativo irrinunciabile. Se così non fosse, il prezzo da pagare sarebbe davvero molto molto alto…