IL RAPPORTO AMENSTY 2011 SULL’IRAN: UN CASO DRAMMATICO

Pubblicato: maggio 26, 2011 in Iran Diritti Umani

Qualche settimana fa Amnesty International (AI), una delle più conosciute ONG al mondo, ha pubblicato il suo drammatico rapporto riguardo lo status dei diritti umani in Iran. Il rapporto si riferisce al 2010 e all’inizio del 2011 e descrive una situazione davvero drammatica (qui il link: http://bit.ly/lTFpJS).

–          Libertà di espressione e di associazione

AI evidenzia come, particolarmente dopo le elezioni presidenziali del 2009 (che hanno visto la rielezione di Ahmadinejad attraverso una serie di comprovati brogli), in Iran la libertà di espressione è sempre più limitata e le proteste di piazza sono state brutalmente represse. I leaders dell’opposizione – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – sono oggi agli arresti domiciliari e costretti al silenzio. Le autorità hanno chiuso numerosi giornali e sequestrato migliaia di parabole satellitari. Decine di giornalisti sono stati incarcerati e condannati a pesanti pene detentive. Per quanto concerne la libertà di espressione, bisogna non dimenticare le recenti condanne dei due registi iraniani Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof (entrambi condannati a sei anni di carcere).

–          Arresti  e detenzioni arbitrarie

I miliziani del regime, particolarmente i Basiji, hanno arrestato centinaia di persone in maniera arbitraria e senza garantire loro alcun diritto. Come noto, ad essere colpiti sono stati soprattutto i dissidenti politici e tutti coloro che, in qualche modo, hanno espresso una linea diversa da quella del regime. Tra le centinaia di casi del genere, va ricordato l’arresto e la detenzione arbitraria di tre scalatori americani (accusati di spionaggio e sotto processo dal luglio del 2009) e l’avvocatessa e attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, in carcere dal 4 settembre 2009.

–          Processi falsi

Amnesty evidenzia come siano numerosi in Iran i processi farsa, con detenuti privi di un avvocato difensore e costretti a false confessioni (spesso ottenute attraverso il ricatto e la tortura). Uno dei casi più drammatici è quello de blogger Hossein Ronaghi-Maleki, in carcere dal dicembre 2009, e costretto ad una falsa confessione dopo un periodo di isolamento e torture fisiche e psicologiche. Hossein soffre ora di un cancro ai reni ed ha potuto ricevere delle cure mediche solo dopo mesi di attesa. Per la cronaca, le cure mediche le ha dovute pagare la sua famiglia.

Clicca sul titolo per leggere il resto del rapporto AI sull’Iran…

–          Impunità

Nonostante le numerose violazioni, sono praticamente rarissimi i casi di processi ai miliziani del regime. Anche nel caso delle denunce sulle violenze nel carcere di Kahrizak – per cui il regime ha aperto un’inchiesta dopo pressioni internazionali – solo 12 persone di secondo ordine sono state condannate. Per loro, inoltre, è stata decisa praticamente una amnistia (dietro il supporto perdono delle famiglie delle vittime).

–          Difensori dei diritti umani, diritti delle donne, discriminazioni etniche e religiose

Continuano le repressioni contro gli attivisti per i diritti umani. In questo senso vanno ricordati i casi di Emadeddin Baghi, giornalista e direttore di un Ong, condannato a sette anni di carcere nel 2010 e di Shiva Nazar Ahari, attivista della Committe of Human Rights Reporters (CHRR), arrestata nel dicembre 2009 e in attesa del giudizio d’appello.

Drammatica anche la situazione delle donne. Bisogna ricordare qui i casi di Mahboudeh Karami, attivista della “One Milion Campaign” (un milione di firme contro al pena di morte in Iran), condannata a quattro anni di carcere per “propaganda contro lo Stato” e i casi di Fatameh Masjedi e Miryam Bigdeli – anche loro del “One Million Campaign”, condannate a sei mesi di detenzione. Continuano, pesanti, anche le discriminazioni etniche e religiose. A tal proposito bisogna ricordare quanto stanno patendo le comunità azere, arabe, curde, turkmene e dei Baluchi e – per quanto concerne l’aspetto religioso – la drammatica situazione dei mussulmani convertiti al cristianesimo e dei Baha’i. Va ricordato che sette leaders della comunità Baha’i iraniana sono stati recentemente condannati a venti anni di detenzione.

–          Pena di morte

Si tratta di uno dei dati più sconcertanti. Nel 2010 sono state oltre 252 le esecuzioni compiute dal regime (si parla, però, di oltre 300 esecuzioni) e sulla via della morte sono ancora oltre 140 adolescenti. Dall’inizio del 2011, invece, sono oltre 130 le persone messe a morte, tra loro i fratelli Fathi, abdollah e Mohammad, accusati di attività contro lo Stato e contro Dio.

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