Archivio per maggio 23, 2011

Continua drammaticamente il numero di esecuzioni capitali in Iran. La scorsa settimana, sul patibolo sono finiti di fratelli Fathi, Abdollah e Mohammad, accusati di essere “nemici di  Dio” (Moharebeh) per una supposta attività “controrivoluzionaria”. In poche parole, si trattava di oppositori del regime da eliminare.

Le esecuzioni dei fratelli Fathi portano ad oltre 100 i prigionieri messi a morte nelle ultime settimane in Iran. Un cifra impressionante che, secondo quanto denunciano le organizzazioni non governative (ONG), è destinata a crescere: nel braccio della morte potrebbero finire presto quattordici prigionieri di etnia curda, tra cui Habibillah Latifi – la cui pena di morte è stata approvata dalla Guida Suprema Khamenei in persona –  e Shirko Moarefi (altro prigioniero di etnia curda (Moarefi è un attivista per i diritti umani).

Insieme alle pena capitali, aumentano anche le pene corporali nelle carceri iraniane. La scorsa settimana, infatti, Freedom Messenger – uno dei siti dell’opposizione al regime iraniano – ha denunciato le torture subite dai carcerati nel braccio 2°, 209 e 240 del terribile carcere di Evin a Teheran. Non è un caso che, proprio queste tre parti del carcere, sono sotto il diretto controllo del Ministero dell’Intelligence e racchiudono gli esponenti principali della dissidenza politica iraniana.

La questione dei prigionieri politici iraniani sta creando discussioni anche all’interno del regime stesso. L’ex Presidente riformista Khatami, infatti, ha chiesto la liberazione di tutti i dissidenti in occasione della Giornata della Donna in Iran. Va evidenziato, però, che purtroppo Khatami rappresenta oggi una voce isolata e debole dell’establishment iraniano.

Dopo gli Stati Uniti, anche l’Unione Europea ha deciso di stringere la morsa contro il regime iraniano. I 27, infatti, hanno deciso di inserire un’altra centinaia di imprese, nella lista delle compagnie colpite dalle sanzioni internazionali. La decisione è arrivata dopo l’ennesimo rifiuto da parte di Teheran di porre termine al suo programma nucleare.

Va ricordato che, sinora, l’Iran è colpito da due tipi di sanzioni: le sanzioni internazionali e le sanzioni unilaterali. Le prime sono quelle approvate dalle Nazioni Unite dopo esplicita richiesta da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. L’ultima risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu è la numero 1929 che colpisce direttamente le attività di proliferazione e alcuni esponenti del regime iraniano. Le sanzioni unilaterali sono, invece, quelle approvate direttamente dagli Stati. In questo senso, va ricordato soprattutto il cosiddetto CISADA (Comprehensive iran Sanctions, Accountability and Divestment Act), approvato dal Congresso americano nel luglio del 2010 e le sanzioni approvate dal Giappone, uno dei maggiori partner economici di Teheran.

Di contro, mentre le maggiori compagnie energetiche occidentali stanno abbandonando il mercato iraniano (proprio a causa delle sanzioni internazionali), la Cina fiutando l’opportunità. espresso il desiderio di rafforzare le relazioni diplomatiche con il regime iraniano. Tutto questo mentre in Siria la piazza dimostrava il ruolo dell’Iran nella repressione delle rivolte di piazza.

In occasione di un incontro tenutosi all’AIPAC – American Israel Public Affairs Committee il Presidente degli Stati Uniti ha parlato chiaramente: gli USA intensificheranno le pressioni contro il regime iraniano e metterà fine al programma nucleare degli Ayatollah.

Durante il meeting, inoltre, Barack Obama ha attaccato duramente anche i cosiddetti “proxi” dell’Iran: Hamas ed Hezbollah. In particolare, Obama ha evidenziato come il movimento sciita continua a sostenere il terrorismo e ha praticare assassini politici. Per quanto concerne Hamas, Obama ha condannato il recente accordo stipulato con Al Fatah a Il Cairo, definendolo “un grave pericolo per la pace nella regione”.

Il regime iraniano, da parte sua, ha replicato per bocca del Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, che ha definito il discorso del Presidente americano “un segno disperazione, contraddizione e imbroglio”. Nello stesso tempo in cui il regime era occupato a rispondere alle parole di Obama, altri tre prigionieri venivano impiccati nella prigione iraniana  di Orumiyeh.