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La Guida Suprema Ali Khamenei ha dettato le condizioni per la permanenza dell’Iran all’interno dell’accordo nucleare. Molto semplicemente, parlando davanti a rappresentanti governativi, Khamenei ha chiesto agli europei di sganciare i soldi, ovvero di impegnare le banche dei loro Paesi ad assicurare il business con Teheran, non importa quale conseguenze potra’ avere questa decisione rispetto alle prossime sanzioni americane.

Non contento, Khamenei ha anche chiesto agli europei di “proteggere” il greggio iraniano, comprando petrolio grezzo da Teheran e promettendo di non chiedere alla Repubblica Islamica di negoziare – in alcun modo – sul programma missilistico e sulle interferenze iraniane in Medioriente.

Infine, Khamenei ha chiesto agli Europei di proporre e far approvare una risoluzione ONU contro gli Stati Uniti e ha dato mandato all’Agenzia atomica iraniana AEOI, di tenersi pronti per riattivare tutte le attivita’ nucleare “in caso di necessita’”.

 

 

 

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Il risultato delle elezioni irachene sta terrorizzando Teheran. Il successo del partito Sairoon del clerico Moqtada al-Sadr – che ha ottenuto 54 seggi all’interno del parlamento iracheno – sta sconvolgendo completamente la strategia imperialista iraniana in Iraq.

Qui, infatti, Teheran aveva puntato sia sul partito dell’attuale Premier Haider al-Abadi, che su quello dell’ex Premier Nuri al-Maliki, quest’ultimo un vero e proprio fantoccio nelle mani dei Pasdaran. Sia al-Abadi che al-Maliki sono alleati dell’Iran, ma si sono presentati alle elezioni divisi, per ragioni di politica interna. Il partito di al-Abadi (al-Nasr) ha ottenuto 42 seggi, mentre quello di al-Maliki, ne ha ottenuti 25. Altri 47 seggi sono stati ottenuti invece da Hadi al-Amiri, gia’ capo dell’organizzazione Badr, armata e finanziata direttamente dai Pasdaran.

L’incubo iraniano quindi, e’ che al-Sadr arrivi al potere, magari in alleanza con l’attuale premier al-Abadi, come suddetto non nemico di Teheran, ma non completamente controllato dagli iraniani. Al-Sadr, lo ricordiamo, pur essendo un clerico sciita, da anni ormai guida un movimento di riforma dell’Iraq, che ha come suo primario obiettivo la lotta alla corruzione e il distacco dell’Iraq dall’invadenza del vicino iraniano. A tal fine, al-Sadr ha notevolmente migliorato i rapporti con gli Stati arabi sunniti, in primis con l’Arabia Saudita. Per queste ragioni, prima delle elezioni, Ali Akbar Velayati – consigliere politico di Khamenei – aveva dichiarato che per Teheran era fondamentale impedire la vittoria “dei liberali e dei comunisti” (riferendosi indirettamente proprio ad al-Sadr).

La notizia dell’arrivo immediato di Soleimani a Baghdad, e’ il chiaro indice della tensione che si respira a Teheran. Immediatamente dopo le elezioni, al Sadr ha ricevuto le congratulazioni del Premier al-Habadi e ha persino incontrato al-Amiri. Una alleanza di al-Sadr quindi con questi due rappresentanti iracheni, rischierebbe di far nascere a Badghad un Governo che non prende ordini direttamente dalla Repubblica Islamica. Peggio, un Governo che – sebbene non ostile a Teheran – non ha alcuna intenzione di aprire un fronte di confronto con i sunniti.

Moqtada Al-Sadr, d’altronde, ha sempre sottolieanto la necessita’ di combattere il settarismo, prima causa del sostegno dei sunniti a al-Qaeda e Isis. Settarismo che l’Iran ha fortemente provocato, specialmente durante l’epoca di al-Maliki.

 

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Il regime iraniano risponde picche al Presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riporta l’agenzia IRNA, infatti, Bahram Qasemi – portavoce del Ministero degli Esteri iraniano – ha affermato che Teheran restera’ in Siria “sino a quando i siriani lo vorranno”. In altre parole, gli iraniani non hanno alcuna intenzione di ritirarsi da Damasco.

Le parole di Qasimi, piu’ che una risposta alle condizioni di Pompeo, rappresentano come suddetto una dura reazione alle richieste di Vladimir Putin. Qualche giorno fa, infatti, Putin ha convocato a Sochi il Presidente siriano Assad, e ha espressamente chiesto il ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria.

Un pensiero che e’ stato esplicitamente spiegato successivamente da Alexander Lavrentiev, inviato speciale di Putin per la Siria. Secondo quanto dichiarato da Lavrentiev, ora che Assad ha praticamente ripreso tutta Damasco, tutte le forze straniere devono lasciare la Siria, “inclusi gli americani, i turchi, Hezbollah e gli Iraniani”. Praticamente Mosca ha posto un ultimatum molto chiaro ad Assad: se vuoi che noi restiamo al tuo fianco e ti salviamo la Presidenza, caccia via tutti quanti (esclusi i russi…).

Concludendo, come da tempo prospettato, sulla Siria rischia di incrinarsi il fragile equilibrio tra Teheran e Mosca. Alleate nella “lotta” contro l’Occidente, Iran e Russia sono competitors sulla visione strategica del futuro del Medioriente (relazioni con Israele, con l’Arabia Saudita, con la Turchia) e sono competitors in termini economici (petrolio e ricostruzione della Siria). Una alleanza facile da mantenere in tempi di guerra aperta, ma assai difficile quando si tratta di ricreare la pace e la stabilita’…e sul futuro della Siria

 

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Oltre tutte le predicazioni dei falsi analisti radical chic – quelli che addirittura propongono di esporre i contribuenti nazionali per assicurare il business con un regime clericale – valgono i fatti.

I fatti parlano chiaro: dopo la decisione di Trump di uscire dall’accordo nucleare, le compagnie europee stanno totalmente ridiscustendo i loro accordi con la Repubblica Islamica dell’Iran. Ieri, quindi, e’ arrivata la notizia piu’ eclatante: la compagnia italiana Danieli di Butto – multinazionale leader nel settore siderurgico – ha deciso di sospendere la sua commessa verso Teheran (dal valore 1,5 miliardi di euro).

Senza mezzi termini, l’AD di Danieli Alessandro Trivillin, ha chiaramente affermato che la decisione e’ diretta conseguenza del ritiro americano dal JCPOA e del fatto che, considerato il possibile prossimo ritorno delle sanzioni secondarie – quelle contro soggetti non americani che fanno affari con Teheran – “nessuna banca e’ piu’ disposta a finanziare projetti in Iran”.

Ricordiamo che recentemente gli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni contro Teheran, inserendo nella lista persino il Governatore della Banca Centrale iraniana, accusato di finanziare Hezbollah e il terrorismo internazionale – per conto dei iPasdaran – attraverso una banca irachena.

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Valiollah Seif, Governatore della Banca Centrale iraniana

Il Dipartimento del Tesoro americano ha inserito nella lista delle sanzioni secondarie – ovvero le sanzioni contro figure non di nazionalita’ americana – il Governatore della Banca Centrale iraniana,  Valiollah Seif e un suo collaboratore (Ali Tarzali), con l’accusa di aver segretamente finanziato il terrorismo internazionale.

In particolare, secondo quanto pubblicato dal Tesoro americano, Seif – agendo per conto della Forza Quds dei Pasdaran – inviava finanziamenti al gruppo terrorista Hezbollah, al fine di sostenere il suo programma estremista. I soldi arrivavano ad Hezbollah per mezzo di una banca irachena – la al-Bilad Islamic Bank – anch’essa ovviamente sanzionata. Tra le figure inserite nelle sanzioni, quindi, anche tale Muhammad Qasir, l’intermediario finanziario che agiva per conto di Hezbollah, in contatto con gli agenti della Forza Quds iraniana.

Purtroppo, mentre il Dipartimento del Tesoro americano diffonde informazioni di tale rilevanza, in Europa si continua non solo promuovere la sostenibilita’ del JCPOA, ma anche la necessita’ di assicurare le compagnie europee che intenderanno continuare a fare affari con Teheran.

Ovvero, coloro che vorranno andare ad investire i soldi in un Paese in cui, il Governatore della Banca Centrale in persona, e’ coinvolto nel finanziamento del terrorismo internazionale!

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Per comprendere chiaramente le vere ragioni del fallimento della sinistra in Occidente, basta ripercorrere la storia dell’accordo nucleare con l’Iran, dell’idolatria dell’establishment radical chic verso Obama – basata unicamente sul colore della pelle e non sui risultati del suo lavoro – e soprattutto delle reazioni al ritiro di Trump dal JCPOA.

Nei due anni in cui l’Iran Deal e’ rimasto in vigore nella sua pienezza, la quasi totalita’ della sinistra Occidentale – quella che in maggioranza spadroneggia sui quotidiani nazionali – si e’ resa complice di aver creato una narrativa falsa, elaborata ad hoc per vendere un accordo debolissimo, con un regime fascioteocratico.

Ecco allora schiere di buontemponi da salotto, arrivare in massa con le loro penne per riempire pagine di nulla, descrivendo il regime iraniano come un “partner per la pace”. Nello stesso momento in cui Teheran – usando anche minori e immigrati afghani e pakistani – occupava buona parte del Medioriente, contribuendo ai peggiori massacri di civili in Siria e in Iraq.

Sempre i soliti buontemponi da salotto, ormai da due anni a questa parte, hanno sapientemente ignorato gli abusi dei diritti umani che avvenivano in Iran, all’ombra dell’accordo nucleare. Quando l’accordo venne firmato nel 2015, ricordiamolo, gli “esperti” ci assicurarono che avrebbe rappresentato il momento cardine per la liberazione del popolo iraniano. Bugie: in questi due anni, sono aumentate le repressioni contro gli oppositori, le donne, le minoranze etniche e religiose e gli iraniani con doppio passaporto. Della maggior parte delle notizie degli abusi, i grandi quotidiani non hanno mai scritto…neanche una riga…

Quando alla fine gli iraniani si sono ribellati, i buontemponi da salotto e i supposti esperti di geopolitica, ci hanno parlato di false proteste, arrivando addirittura a dirsi contrari alla decisione di mettere i Pasdaran iraniani nella lista delle sanzioni.

In poche parole. la storia dell’Iran Deal e’ perfetta per smascherare le ipocrisie dei cosiddetti riformisti: buontemponi da salotto, pronti ad applaudire un leader solo perche’ nero e pronti a chiudere gli occhi davanti agli abusi di clerici fascisti e misogini, per non rischiare di smascherare le loro false narrative!

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La domanda e’ una sola: chi e’ il vero ipocrita tra i favorevoli e i contrari all’accordo nucleare con l’Iran? Chi e’ il vero ipocrita tra il rozzo Trump e l’elegante Mogherini?

La vulgata popolare, soprattutto in Europa, e’ che gli ipocriti siano coloro che hanno sempre attaccato l’Iran Deal e chi, come il Presidente “rozzo” Trump, ha scelto di abbandonare quell’accordo.

Per chi ha sempre seguito le vicende iraniane, pero’, e’ vero il contrario. Questa affermazione, si badi bene, non e’ data dall’essere pro o contro l’attuale amministrazione americana, ma dai dati di fatto.

Per venderci l’accordo con un regime fondamentalista come quello iraniano, la Presidenza Obama ha chiuso una importantissima inchiesta internazionale sul narcotraffico di Hezbollah, creato una narrativa ad hoc per vendere al pubblico un accordo debole (come ammesso da Ben Rhodes). Anocora: dalla firma dell’accordo nel 2015, l’Occidente ha praticamente chiuso completamente gli occhi davanti agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano. In nessun accordo economico con Teheran, infatti, e’ stato mai inserita una minima precondizione riguardante il rispetto dello Stato di Diritto.

Mai, o quasi, la principale rappresentante della politica estera europea, ovvero Federica Mogherini, ha avuto il coraggio di dire una sola parola negativa verso la Repubblica Islamica. Non lo ha fatto in difesa degli attivisti per i diritti umani, non  lo ha fatto per i detenuti politici, non lo ha fatto contro l’uso della pena di morte – anche verso minori – non lo ha fatto mentre l’Iran inviava foreign fighters in Siria, non lo ha fatto mentre aumentavano le repressioni verso le donne e soprattutto non lo ha praticamente fatto durante le proteste anti-regime.

Peggio: per difendere l’Iran Deal – o meglio gli interessi economici con l’Iran – l’Occidente ha negato persino le violazioni dell’accordo nucleare da parte di Teheran. Le ha negate quando all’AIEA continuava ad essere negato l’accesso a Parchin, le ha negate quando l’AIEA denunciava la maggiore produzione di acqua pesante ad Arak, le ha negate mentre Teheran – senza ritegno alcuno – provocava il mondo con decine di test missilistici, con vettori capaci di trasportare ogive nuclari, in violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ONU.

In poche parole, qualsiasi cosa si pensi in merito alla decisione di Trump sull’Iran Deal, la vera ipocrisia e’ quella di coloro che, per promuovere i loro interessi economici, hanno permesso la legittimazione di un regime fondamentalista, teocratico, misogino, finanziatore del terrorismo internazionale e responsabile dei peggiori abusi dei diritti umani.

Concludendo quindi, la domanda resta la stessa di prima: chi e’ davvero l’ipocrita tra i contrari e i favorevoli al JCPOA? Chi e’ il vero ipocrita tra Trump e la Mogherini?