hossein shariatmadari

Hossein Shariatmadari, Direttore del quotidiano iraniano Kayahn e consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha denunciato l’accordo nucleare firmato dall’Iran nel 2015, sostenendo che Teheran in quell’accordo ha solo fatto concessioni, senza ottenere nulla.

Shariatmadari, nominato Direttore di Kayahn da Khamenei stesso, ha rimarcato come gli Stati Uniti non abbiano intrapreso alcuna azione contro la Corea del Nord, nonostante il programma nucleare e missilistico di Pyongyang. “Al contrario dell’Iran”, ha evidenziato Shariatmadari, “la Corea del Nord non ha il sostegno popolare verso il suo Governo…per questo l’Iran, puo’ tranquillamente resistere agli Stati Uniti”.

Per queste ragioni, Hossein Shariatmadari ha invitato il Governo Rouhani ad imitare quello nordcoreano, senza temere alcuna ripercussione da parte di Washington. Pochi giorni fa, il Telegraph ha denunciato che proprio l’Iran sta aiutando la Corea del Nord, ad ottenere la bomba nucleare.

 

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iran regista

Secondo quanto riportano i media, il regime iraniano ha ritirato ieri il passaporto al regista Muhammad Rasoulof, recentemente premiato a Cannes.

Non sono note le ragioni della decisione del regime, ma e’ noto che da anni Rasoulof e’ sotto il mirino, per il suo non allineamento alla volontà del regime. Nel 2010 Rasoulof era stato arrestato e condannato a sei anni di carcere per propaganda contro lo Stato. Alla fine la sentenza fu ridotta ad un anno. Nel 2013, quindi, Teheran decise di ritirare una prima volta il passaporto al regista, di ritorno da un viaggio estero.

Ricordiamo che altri registi si trovano oggi agli arresti in Iran. Il più famoso di loro e’ Jafar Panahi, condannato agli arresti domiciliari e all’interdizione dall’esercizio della sua professione. Nonostante i divieti, Panahi e’ riuscito comunque a far uscire dal Paese alcuni nuovi lavori, tra cui “Taxi”, premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

 

raheleh rahemipour

L’intelligence iraniana ha arrestato Raheleh Rahemipour, coraggiosa donna iraniana che da anni chiede di avere notizie sul fratello e sul nipote, neonato, uccisi dal regime anni fa e i cui corpi sono stati fatti sparire!

Dei suoi famigliari Raheleh ha perso le tracce da quando, nel 1984, il fratello Hossein – fu arrestato con la moglie e rinchiuso nel carcere di Evin. Sia Hossein che la moglie erano accusati di essere membri del partito Rah-e Karegar – partito dei Lavoratori – un gruppo vicino ideologicamente al maoismo. La storia di Hossein, dopo l’arresto, diventa quindi inquietante.

Non solo Hossein viene impiccato nel 1984 e il corpo non verrà mai restituito alla famiglie, ma i parenti non avranno neanche mai più notizie della piccola Golrou, la figlia di Hossein, nata proprio durante la detenzione della coppia. La famiglia sa solamente che Golrou e’ nata due giorni dopo l’arresto di Hossein e la moglie ed e’ stata immediatamente separata dalla madre. Una settimana dopo, quindi, il regime ha comunicato la morte della neonata, ma anche in questo caso il corpo della piccola e’ sparito. La madre di Golrou, ovviamente, e’ stata colpita da una fortissima depressione.

Raheleh Rahemipour non si e’ mai arresta e ha sempre cercato giustizia sia per i famigliari uccisi dal regime, sia per le miglia di prigionieri politici iraniani, massacrati nel 1988 (oltre 30,000), su ordine di Khomeini. Purtroppo, la caparbieta’ di Raheleh le e’ costata l’arresto e il carcere.

I massacratori di allora, siedono oggi nel Governo di Rouhani nonostante gli abusi che hanno commesso! Tra loro ricordiamo il precedente Ministro della Giustizia di Rouhani, Mostafa Pourmohammadi, e quello attuale, Alireza Avayi, sono entrambi implicati in terribili abusi dei diritti umani!

 

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Le leggi dell’aviazione internazionale parlano chiaro: e’ assolutamente vietato per qualsiasi Paese, usare aerei di linea per scopi militari. Purtroppo, come da tempo denunciamo, il regime iraniano viola costantemente questo principio cardine dell’aviazione civile.

In particolare, ci riferiamo all’articolo 3 della Convenzione di Chicago del 1944 che, espressamente, vieta di usare vettori civili a fini militari (testo Convezione di Chicago). L’Iran si e’ volontariamente impegnato a rispettare questa Convenzione nell’aprile del 1950!.

Nonostante tutto, come suddetto, Teheran viola la Convenzione costantemente, usando vettori civili per trasportare jihadisti e armamenti in diverse parti del mondo, in primis in Iraq e in Siria. Dopo lo scandalo della Mahan Air, recentemente, si e’ scoperto che i Pasdaran usando anche la compagnia di linea iraniana Iran Air, per fini militari.

Purtroppo, come evidenziato ieri dagli Stati Uniti, Teheran non usa solamente vettori iraniani, siriani e iracheni, ma anche ucraini: il Dipartimento del Tesoro americano, infatti, ha sanzionato la Khors Air Company e la Dart Airlines, per il loro contributo al sostegno del “terrorismo globale”.

Le due compagnie ucraine, collaborando direttamente con le compagnie iraniane Iran Caspian Air e Al-Naser Airlines, hanno permesso alle due compagnie aeree del regime clericale di procurasi illegalmente vettori di fabbricazione USA, personale e servizi. Mezzi e personale che sono stati sfruttati dalla Iran Caspian Air e dalla Al-Naser Airlines – entrambe già sotto sanzioni americane – per trasferire armi e personale militare dall’Iran alla Siria! Non solo: la Al-Naser Airlines ha, a sua volta, fatto una triangolazione, trasferendo i vettori importati illegalmente alla Mahan Air, compagnia iraniana designata sotto sanzioni per i suoi rapporti con la Forza Qods dei Pasdaran (parliamo di ben 8 Airbus A340 e 1 Airbus A320!).

Proprio queste violazioni da parte di Teheran delle normative internazionali sull’aviazione civile, stanno portando il Congresso americano a prendere delle importanti iniziative, per bloccare accordi come quelli già firmati tra la Boeing e Teheran. Un voto in questo senso e’ già passato alla Camera dei Rappresentati!

L’Europa, invece, fa il gioco delle tre scimmiette, facendo finta di non sapere, non vedere e non sentire. Cosi, per ora nulla si fa sia in Italia che in Francia, per bloccare l’accordo tra la ATR e l’Iran, proprio per la fornitura di vettori civili a Teheran. Vettori che, ancora una volta, potrebbero essere usati dal regime iraniano per sostenere il terrorismo internazionale (di cui l’Iran e’ primo sponsor al mondo dal 1984!).

 

Riprendiamo un articolo pubblicato dal sito di Avvenire il 19 agosto scorso. Un pezzo che, colpevolmente, ci era sfuggito, intitolato “Iran, avamposto cristiano“. L’articolo, scritto da Anna Pozzi, intende promuovere l’uscita del testo “Iran. Guida storico-archeologica” delle edizioni Terrasanta, a firma di Elena Asero.

Con l’obiettivo di incoraggiare il lettore a comprare il testo – obiettivo legittimo – l’autrice dell’articolo inizia a descrivere un Iran inesistente: una specie di culla del cristianesimo in Medioriente ove, quotiamo il pezzo, “secondo fonti di Chiese evangeliche, il cristianesimo sarebbe la religione in più rapida crescita in Iran, con un ritmo del 19 per cento annuo e i cristiani sarebbero tra i 500 mila e il milione, in gran parte armeni, caldei e protestanti. “

Affermazione veritiera, peccato che non collegata alla parte più importante del discorso: le persecuzioni del regime iraniano contro i cristiani, particolarmente gli evangelici e primariamente contro i mussulmani che scelgono di abbandonare la loro fede per convertirsi al cristianesimo. Di tutto questo, drammaticamente e colpevolmente, nel pezzo non c’e’ minimamente traccia.

Sarebbe bastato alla Anna Pozzi, andarsi a fare una breve e facile ricerca su Google, per scoprire la verità in merito. Avrebbe scoperto che OpenDoors, classifica il livello di persecuzione dei cristiani in Iran come “extreme”, o che nelle carceri iraniane, in questo momento, ci sono almeno 90 cristiani detenuti per ragioni di fede (numero denunciato sia dalle Nazioni Unite, che dalla United States Commission on International Religious Freedom). Avrebbe scoperto la storia di Maryam Naghash Zargaran, detenuta iraniana arrestata per essersi convertita al cristianesimo, e che in nome della sua fede ha fatto giorni e giorni di sciopero della fame in carcere (No Pasdaran). Oppure avrebbe scoperto che, solamente qualche mese fa, Khamenei in persona ha accusato i cristiani evangelici di Karaj di lavorare per la CIA, allo scopo di sequestrargli le proprietà (No Pasdaran). Infine, avrebbe scoperto la figura del Pastore Ebrahim Firuzi, arrestato nel 2015 per motivi religiosi e condannato a cinque anni di carcere (Farsi Christian News Network). Potremmo andare avanti ancora molto, ma preferiamo fermarci per non annoiare i lettori.

Purtroppo, sia la Pozzi che Avvenire non hanno scelto di usare la Rete o altre fonti di informazione – ad esempio le Nazioni Unite – per scoprire lo stato dei cristiani nella Repubblica Islamica. Hanno preferito non sapere – o far finta di non sapere (che e’ peggio) – per poter vendere un libro in più. L’ennesimo silenzio assordante, sulle spalle di chi veramente in Iran porta la Croce…

P.S.: ultimo appunto per la Pozzi…l’Iran e’ un “monolite di fanatismo religioso e di politiche interne e internazionali oscurantiste e minacciose“. Non e’ solo descritto cosi troppo spesso…

Kulbar

La regione del Kurdistan iraniano e’ di nuovo in protesta. Decine e decine di curdi iraniani hanno chiuso i loro negozi e sono scesi in piazza – soprattutto nel capoluogo di Sanandaj e presso Baneh e Mariwan – dopo l’uccisione di due trasportatori “Kolbar”, da parte del regime (Rudaw.net).

Con il termine Kolbar (o Kulbar), ci si riferisce a dei trasportatori curdi che importano merce al confine tra confine tra Iran e Iraq. Il regime accusa i Kolbar di importare droga, ma e’ provato che le merci trasportate da questi curdi iraniani non hanno nulla a che vedere con gli stupefacenti. Si tratta di merci di vario genere, tra cui anche le sigarette, che i curdi iraniani importano illegalmente dall’Iraq, allo scopo di mantenere le loro famiglie (spesso portano a casa meno di dieci dollari al giorno). Ricordiamo che l’area del Kurdistan iraniano e’ tra le più povere del Paese, discriminata dal potere centrale di Teheran.

Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dai curdi siriani del cantone di Kobani, che hanno appoggiato la protesta di Baneh e hanno condannato duramente gli abusi dei diritti umani commessi dalla Repubblica Islamica dell’Iran (ANHA). Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dal partito turco HDP (Kurdistan24).

In conseguenza delle nuove repressioni in atto nel Kurdistan iraniano, il movimento di opposizione curdo Komalah, ha dichiarato la ripresa della lotta armata contro il regime. Ad annunciarlo e’ stato direttamente uno dei comandanti Peshmerga, Ibrahim Minsham, in una intervista a Kurdistan24.

A seguito delle manifestazioni di questi giorni, il regime ha arrestato oltre 30 attivisti curdi, nonostante le proteste fossero state tutte pacifiche e non violente.

iran911

Oggi, come ogni anno, ricordiamo il terribile attentato dell’11 settembre 2001, quando due aerei di linea si schiantarono contro le Torri Gemelle, facendole crollare completamente. In quel terribile attentato, compiuto da terroristi islamici sunniti, perirono oltre 3000 persone innocenti.

Delle responsabilità di questo attentato si e’ scritto tanto, ovviamente principalmente legate all’organizzazione che rivendico’ (al-Qaeda) e del suo leader Osama Bin Laden (poi ucciso in Pakistan, ove furono trovati altri documenti che provavano il suo rapporto con l’Iran). Poco o nulla si e’ scritto sulle responsabilità del regime iraniano, nonostante tutto una apposita Commissione investigatrice le abbia evidenziate nero su bianco (Report Commissione 9/11/2001).

Sin dal tempo in cui Osama Bin Laden viveva in Sudan, il fondatore di al-Qaeda inizio’ ad intessere relazioni speciali con l’Iran. Relazioni che venivano promosse da Hasan al Turabi, ispiratore del peggior fondamentalismo islamico e promotore di una azione comune jihadista tra sunniti e sciiti, nella lotta contro “Satana” (l’Occidente). Cosi, in nome dell’odio, i Pasdaran iraniani iniziarono a sostenere i terroristi di al-Qaeda: diversi jihadisti sunniti si recarono nella Valle della Bekaa, in Libano, per ricevere addestramento militare da parte di Hezbollah (aiutati da Imad Mughniyah).

Le relazioni tra Teheran e al-Qaeda continuarono anche quando Bin Laden fu espulso dal Sudan e si trasferì in Afghanistan. Il regime iraniano, volutamente, permise il libero passaggio sul suo territorio a diversi terroristi di al-Qaeda, senza richiedere loro alcun visto e senza alcun controllo (No Pasdaran). Tra coloro che usufruirono di questo sostegno ci furono anche diversi terroristi che presero parte all’attentato dell’11 Settembre 2001: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (Middle East Forum).

Queste informazioni sono state ottenute non solo grazie alle rivelazioni di ex membri di al-Qaeda, ma anche di ex membri dei Pasdaran. Uno di loro, tale Abolghasem Mesbahi, rivelo’ addirittura l’esistenza di un piano iraniano per colpire gli Stati Uniti con aerei di linea (piano denominato ““Shaitan dar Atash“, ovvero Satana in Fiamme).

Mentre in Europa il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001 e’ praticamente ignorato, negli Stati Uniti e’ talmente noto che un giudice di Manhattan, il Giudice Daniels, ha condannato l’Iran ed Hezbollah a risarcire le vittime di quell’attacco, definendo persino la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, “materialmente e direttamente” responsabili degli attacchi alle Torri Gemelle (Iran911Case).